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Etica e Speleologia

Parlare dell’uso delle grotte come luogo per organizzare eventi ha avuto dei riflessi su Facebook, dopo la condivisione dell’articolo La grotta non è un teatro su La Scintilena. Il piccolo dibattito che ne è nato ha messo in evidenza, ancora una volta, che la sensibilità dei frequentatori delle grotte è molto varia, mentre non è ancora consolidato uno strumento comune per stabilire cosa sia “bene” e cosa sia “male”, ovvero un’etica speleologica.

Su questo tema è stato organizzato dall’UTEC di Narni il convegno “L’etica speleologica, la nostra proposta“. Il convegno si è svolto il 22 ottobre 2017 e dato che non avevo modo di prendervi parte, ho inviato un contributo video che condivido qui. Sono undici minuti e provo a ragionare un po’ su etica, grotte, speleologi e speleologia.

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La grotta non è un teatro

Sono terminate da poco le “feste natalizie” e come ogni anno si sono susseguite diverse iniziative fra cui messe in grotta e cose del genere. Io a messa ci sono andato, in una chiesa. Per il resto dell’anno si legge di iniziative nelle grotte, così come in altri ambienti montani, come concerti o cose del genere.

Vi dico subito che ste cose mi fanno vorticosamente roteare i testicoli. La grotta non è un teatro! La grotta è una grotta.

Posso accettare, a determinate condizioni, che una grotta sia accessibile a chi non sa fare altro che camminare su un marciapiede, perché mi interessa raccontare le grotte a più gente possibile. Posso accettare Leggi tutto…

Progetti

Me ne sto in maglietta sul divano con la finestra spalancata, in questa calda Sardegna invernale, meditando su molte cose. Fra queste ovviamente la passione per la speleologia, quella che mi ha portato qui e ha prodotto effetti straordinari sulla mia vita.

Il 2017 è stato un anno di transizione.

Sul piano fisico non ho concluso quasi nulla a parte portare avanti il processo di riabilitazione di una spalla “congelata” che mi costringeva a fare solo qualche gita su corda in ambienti ampi e comodi. Il ritorno nel meandro della Sara non è stato indolore ma dice che posso programmare dell’attività in quella grotta per il 2018.

La transizione è stata anche (soprattutto) psicologica, dato che in rapida sequenza ho perso un maestro, mio papà e un amico. Tutti tre speleologi e tutti tre fondamentali per la mia formazione. Molto di ciò che so lo devo a Giovanni Badino, Renzo Moro e Stefano Turco. Ora devo camminare con le mie gambe, non posso più chiedere a loro un consiglio, e questo pesa. Molto.

Rimane la voglia pazzesca di conoscere l’interno dei monti, di conoscerne la geografia nascosta, i fenomeni fisici che la determinano, i modi in cui la vita si è adattata Leggi tutto…