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Ritorno per il futuro

dicembre 4, 2018

Il divertimento del corso di speleologia di primo livello

Nello scorso mese di settembre quattro soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano si sono sottoposti all’accertamento per la qualifica degli AI e IT che fanno riferimento al Comitato Esecutivo Regionale del Friuli Venezia Giulia (CER FVG) della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia (CNSS) della Società Speleologica Italiana (SSI).

La storia per me è ri-cominciata nell’autunno dell’anno scorso quando, dopo anni di promesse a vuoto, forse a causa di qualche birra di troppo in sede al Circolo, ho promesso solennemente che mi sarei sottoposto a verifica per tornare a essere componente delle Scuole. In realtà speravo di dovere fare tutta la carriera, iniziando da Aiuto Istruttore, ma il Regolamento dice che gli ex Istruttori di Tecnica, per quanto vecchi e scaduti in tutti i sensi, possono essere sottoposti a verifica direttamente per tornare a essere IT qualificati.

Onestamente, ai miei tempi l’esame non si faceva e quello che sentivo dire sugli accertamenti era piuttosto “spaventevole”, nel senso che la preparazione richiesta è ben superiore al “il ragazzo si impegna” degli anni ’90. Quindi ho iniziato un po’ a farmela sotto.

Non è che il fatto di andare in grotta con gente che di tecnica ne sa tanto e di avere 29 anni di esperienza speleo alle spalle rendesse la faccenda banale. Lo dico chiaro e netto: puoi fare stupidaggini per 29 anni e ti va sempre bene. L’esperienza è utile se fondata sull’analisi degli errori commessi, se ti limiti a dire “ma è sempre andata bene”, sei al livello di uno che ha fatto il corso due mesi fa.

A parte queste premesse emotivo-fifa personali, da parte mia c’è una ferma convinzione: l’Istruttore di Tecnica deve conoscere talmente bene la tecnica da eseguire le manovre individuali a occhi chiusi anche in condizioni schifose, deve essere nel contempo capace di badare all’incolumità degli allievi affidati alle sue cure, insegnare loro a fare le cose giuste e trasmettere la passione per la speleologia. Ah, due stupidaggini insomma.

Nella mia esperienza l’istruttore ha anche una funzione molto difficile da svolgere: deve trasmettere sicurezza all’allievo. Perché in diversi casi l’allievo sarà un po’ nervoso. Il mondo è pieno di spavaldi e di incoscienti, ma quando sai che stai sporgendo il sedere su un vuoto alto come un palazzo di dieci piani e che dovrai scendere calandoti lungo una corda del diametro nominale di 10 mm, che sotto il tuo peso sembrerà assottigliarsi in modo allarmante, se non si viene un groppo allo stomaco non sei mica normale!

Ecco, in quel frangente l’allievo potrebbe passare dal “sono un po’ nervoso” a “aiuto ho paura” e fino a “attaccodipanicoooo”. Una situazione pessima per due motivi. La prima è che più nervosi si è, più è facile fare cose stupide (pericolose). La seconda è che se si è tanto nervosi, si ha paura o arriva il panico, col cavolo che si torna in grotta. La vita è già piena di prove di resistenza, patire nel tempo libero è decisamente troppo.

Quindi credo che una cosa importantissima da fare sia instaurare un rapporto di fiducia fra allievo e istruttore, che non può basarsi solo sull’assunto che l’istruttore è per forza il più bravo del mondo. Non deve dare per scontato che l’allievo lo percepisca, ma deve impegnarsi a mostrare sicurezza, essere attento ma non oppressivo, lasciare che l’allievo agisca ragionando, ma non permettergli di commettere errori.
Personalmente non ho mai voluto essere il tipo di persona che indicava all’allievo dove mettere mani e piedi a ogni passaggio. Mi ricordo che tanti anni fa un’allieva lo disse esplicitamente: mi trovo bene con te perché non mi tratti come una demente. Anche questo è importante. Partiamo dal presupposto che l’allievo non conosce le grotte e non sa come attraversarle senza farsi male, ma non è detto che non sia capace di imparare rapidamente a muoversi, né che non impari rapidamente a fare quelle quattro cose che servono a scendere e salire lungo una corda senza precipitare.

Poi boh, questa è tecnica didattica, onestamente nessuno me l’ha mai insegnata e quindi potrei sbagliarmi, ma la mia ambizione è aiutare persone sconosciute a diventare i miei compagni delle prossime avventure in grotta, o magari fortissimi esploratori di cui potrò solo ascoltare i racconti fantastici. Sul serio, per me il “lavoro” del corso di speleologia di primo livello è un divertimento, anche se mi sta impegnando per cinque fine settimana consecutivi in grotte dove sono già stato una ventina di volte. Nessun corso è uguale a quello precedente, perché cambiano le persone che vi prendono parte. A me piace.

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