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Medvedjak

Balinando in Slovenia

Uscita mattutina del sabato, giusto per vedere una grotta e consentire a Carol di arrivare al lavoro nel primo pomeriggio. Così partiamo da Udine la baldanzosa Ughetta e l’immusonito Mayo, che di andare in grotta non aveva nessuna voglia, indossando già i sottotuta pesanti per evitare lo spogliarello sul Carso innevato.
Ritrovo a Basovizza in pasticceria, sempre un’ottima idea, dove Ughetta scopre l’esistenza del kranz e inizia la solita storia, dato che Linus e io non siamo abituati a spiegare a sti ‘taliani cos che vol dire le robe. El kranz xe el kranz, assaggialo. Anzi assaggiamolo!

Dunque, anche sta volta ci dirigiamo verso Kozina, ma ci spingiamo un po’ più verso Markovščina lungo la strada per Fiume. Si gira a destra su una strada secondaria, asfaltata e spalata, ma preso la si abbandona per prendere una carrareccia che si inoltra fra prati e boschi del Carso innevato. Ci saranno una decina di centimetri di neve appena, ma sono sufficienti per rendere il paesaggio invernale e la temperatura di -1°C è più che sufficiente per rendere gelida la faccenda per una sarda freddolosa.

La sarda comunque guida bene sulla neve e arriviamo sani e salvi a uno spiazzo vicino alla grotta, che per inciso è chiaramente indicata sulla mappa scaricata da OpenAndroMaps (se vi interessa la trovate qui) che visualizzo usando OruxMaps (lo trovate qui) sullo smartphone Android. Parcheggiamo le due auto e ci vestiamo rapidamente, anche se la Bora si è calmata e il freddo non è pazzesco. Per me.

Innanzitutto scopro che Leggi tutto…

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Ritorno per il futuro

Il divertimento del corso di speleologia di primo livello

Nello scorso mese di settembre quattro soci del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano si sono sottoposti all’accertamento per la qualifica degli AI e IT che fanno riferimento al Comitato Esecutivo Regionale del Friuli Venezia Giulia (CER FVG) della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia (CNSS) della Società Speleologica Italiana (SSI).

La storia per me è ri-cominciata nell’autunno dell’anno scorso quando, dopo anni di promesse a vuoto, forse a causa di qualche birra di troppo in sede al Circolo, ho promesso solennemente che mi sarei sottoposto a verifica per tornare a essere componente delle Scuole. In realtà speravo di dovere fare tutta la carriera, iniziando da Aiuto Istruttore, ma il Regolamento dice che gli ex Istruttori di Tecnica, per quanto vecchi e scaduti in tutti i sensi, possono essere sottoposti a verifica direttamente per tornare a essere IT qualificati.

Onestamente, ai miei tempi l’esame non si faceva e Leggi tutto…

Sguazzando di nuovo con vecchie idee

Spedizione speleosub in Pod Lanisce

La grotta Pod Lanisce, o Podlanisce oppure ancora Pod Laniše (per essere puntigliosi), è una cavità piuttosto famosa delle Prealpi Giulie, nell’area che chiamiamo genericamente “Valli del Torre“. La cavità si apre in realtà al margine dell’alveo del rio di Monteaperta, un affluente del torrente Cornappo, in Comune di Taipana. Vedi la scheda catastale della cavità.

Emanuele “Sandokan” (a sinistra) e Roberto “Yoshi” (a destra) controllano e preparano il loro equipaggiamento subacqueo in Pod Lanisce

Sebbene lo sviluppo planimetrico della cavità sia di appena 1950 metri si tratta di una delle grotte più divertenti della zona, a patto di frequentarla durante la stagione calda. Si, perché la Pod Lanisce è una cavità attiva dove il torrente che esce da un sifone ci costringe a fare un po’ di evoluzioni per evitare di bagnarci fino alla vita.

Di questa grotta sento parlare da quando sono nato. A casa mio padre aveva “gli stivali da Pod Lanisce” ovvero delle scarpe da canyoning ante litteram, scarponcini di tela con la tomaia forata apposta per fare fluire l’acqua. Tanto, diceva lui, entra comunque e stare ogni volta a vuotare le scarpe per non avere sto peso da portarsi avanti è una rottura. Il rilievo del 1965 venne firmato da Pitt, colui che ha nome, cognome e soprannome tutto in uno (in realtà il nome è Dino), ma come al solito tutta la squadra del Circolo aveva partecipato. Il rilievo che ho usato io invece è quello firmato da Umberto Sello e Alberto Palumbo nel 1981, sempre del CSIF.

La prima volta in cui ci entrai fu il 12 novembre 1989, durante il Corso di Speleologia di primo livello. Vestito con maglie di lana, una calzamaglia da sci e una tuta mimetica militare in due pezzi di quelle usate da mio padre negli anni ’60 per andare in grotta, mi infilai in acqua senza soffrire troppo il freddo. Avevo compiuto 18 anni da meno di due settimane e avevo uno strato di adipe degno di una foca.

Nel 2005 , con l’idea di comprendere meglio la zona di transizione fra “esterno” e “sottoterra”, ci divertimmo a studiare Leggi tutto…